Resilienza Territoriale

“Cambiamenti climatici: impariamo la lezione dei popoli nativi” – Intervista a Thomas Torelli

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Sommario

In questa intervista Thomas Torelli, produttore e regista romano, speaker dell’edizione 2020 di TEDxCoriano, getta uno sguardo indiscreto sul tema dei cambiamenti climatici. Torelli guarda in particolar modo all’esempio dei popoli nativi, come i Nativi Americani d’America, la cui lezione ecologista può davvero insegnarci tanto.

Cambiamenti climatici: come nasce la consapevolezza?

Raccontami un po’ di te e della tua storia fino ad oggi?

“Sono un autore e documentarista.

Da alcuni anni ho trasformato la mia passione per il cinema in un mezzo per trattare argomenti che diano in qualche modo una speranza o comunque una diversa visione del mondo con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica, oggi fin troppo condizionata da quelli che sono i media mainstream.

Abbiamo perso di vista il grande potenziale umano e il mio intento è quello di farlo riscoprire attraverso uno sguardo inedito sulle cose”.

Quando hai preso cansapevolezza del cambiamento climatico/sostenibilità?

“Uno dei mali più grandi della cultura occidentale è l’aver delegato tutto il sapere alla scienza dimenticando il rapporto intimo con la natura e con la nostra terra.

Ecco, io credo sia fondamentale riprendere in mano quel legame profondo.

Un legame che, al contrario nostro, i popoli nativi ed ancestrali, come i Nativi Americani, danno per scontato e coltivano giorno dopo giorno.

Non siamo unità separate, ma facciamo tutti parte di qualcosa di molto più grande e indivisibile”.

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Cosa è cambiato da allora nella tua vita e nella tua carriera?

“Da quando ho preso questa consapevolezza, molte cose sono cambiate.

Anzitutto, sentendomi parte di qualcosa, non ho più avvertito il senso di esclusione e solitudine rispetto alla realtà che mi circonda.

Ho iniziato a pensare alla madre terra non più come ad una realtà astratta ma come ad un essere vivente.

Posso dire senza dubbio che la mia vita è migliorata sensibilmente”.

Popoli nativi e cambiamenti climatici: un esempio virtuoso

 Qual’è stato il punto di rottura tra il prima e il dopo (perché hai deciso di cambiare le cose)?

“Il sentimento ecologista è presente in me fin da quando ero piccolissimo.

Ricordo benissimo le manifestazioni contro il nucleare all’indomani di Chernobyl, anche se all’epoca ero ancora un bambino e frequentavo le elementari.

Questo sentimento si è radicato maggiormente dentro di me quando ho iniziato a viaggiare per il mondo e quindi a incontrare e conoscere culture e popoli diversi.

Non dimentichiamo che i primi movimenti ecologisti sono nati in contemporanea con la pubblicazione della prima foto della terra scattata dallo spazio dal satellite.

Allora abbiamo cominciato a prendere coscienza del fatto che siamo solamente degli organismi ospiti di questa grande casa che è il nostro pianeta, ma altre culture non hanno bisogno di prove tangibili per avvertire questo senso di comunione cosmico.

E’ una visione totalmente diversa rispetto alla nostra.

Certi popoli rispettano l’ambiente non tanto perché gli viene chiesto di farlo, ma perché sanno che dovranno lasciarlo in eredità ai loro figli, e sentono sulle loro spalle questa responsabilità”.

Che difficoltà hai dovuto superare?

“Non tutti oggi sono pronti a ricevere una simile mole di informazioni, ma sono convinto che tra una ventina d’anni – forse anche meno – tutto quello che stiamo facendo oggi sul fronte dell’ecologia sarà visto come qualcosa di scontato.

Mi auguro che sia così, altrimenti rischiamo di estinguerci”.

Quali sono stati i tuoi risultati sorprendenti?

“Sono stato impegnato in un tour di tre anni per far conoscere anche in Italia la Carta dei diritti del pianeta terra, portata per la prima volta all’Assemblea generale delle Nazioni unite dal presidente boliviano Evo Morales. Tanti sindaci hanno mostrato una forte attenzione verso questo tema e hanno deciso di adottare la carta nel loro Comune, promuovendo azioni e progetti per la tutela dei parchi e delle aree verdi.

Vado particolarmente fiero anche del documentario ‘Un altro mondo’, che ho realizzato nel 2014 e che ha vinto il Clorofilla Film Festival di Legambiente come Miglior Documentario del 2014 e due premi alla BICC Ronda 2014 – Bienal Internacional del Cine Científico”.

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Cambiamenti climatici: piccoli esempi possono risvegliare le coscienze

C’è qualcuno (mentore, compagni d’avventura, mecenate) che ha giocato un ruolo importante?

“Mi piace citare Alberto Ruz Buenfil, detto il Coyote, un attivista che ha dedicato la sua vita a promuovere questi temi, girando il mondo per diffondere i valori della Carta dei diritti del pianeta”.

 Cosa diresti a chi non conosce nulla del tuo mondo per avvicinarsi?

“Ci troviamo in un periodo storico in cui non possiamo più fare finta di nulla e girarci dall’altra parte.

Qui si parla di noi, del nostro futuro e di quello dei nostri figli”.

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Cambiamenti climatici: qual è la strada da seguire?

Concludo sempre le mie interviste chiedendo qualcosa di motivazionale per i lettori. Cosa ci puoi dire per ispirarci?

“Non servono grandi maestri per cambiare il mondo: le rivoluzioni partono dai piccoli gesti quotidiani”.

Quali sono le 3 cose che le persone possono iniziare a fare per avviare un cambiamento delle nostre abitudini?

  • “Ogni scelta che facciamo, anche la più insignificante, ha delle conseguenze ben precise.
  • Smettere di guardare fuori per cercare un senso alle cose, ma iniziare a guardare dentro di noi.
  • Imparare a lasciare andare, smettere di volere avere ragione a tutti i costi, perché la ragione è solo un punto di vista”.

C’è una richiesta che tu hai per i lettori?

“L’unica rivoluzione possibile è quella interiore: non è più il tempo di delegare, ma occorre impegnarsi nel quotidiano”.

C’è qualcosa che dici spesso (es.: citazione o un motto)?

“Ramsey diceva: quando ero giovane volevo cambiare il mondo, ora che sono saggio voglio cambiare me stesso.

Riassumendo, quali sono le tre cose che hai imparato nell tuo percorso divita e che possiamo condividere con gli altri?

“Smettere di guardare fuori per cercare un senso alle cose, ma iniziare a guardare dentro di noi. Imparare a sentirsi parte del tutto. Imparare a lasciare andare, smettere di volere avere ragione a tutti i costi, perché la ragione è solo un punto di vista”.

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