Resilienza Territoriale

Ciao Paolo. Anzitutto ti chiedo di presentarti ai lettori: chi sei e di cosa ti occupi?

“Vendere valore è il mio mantra.

Aiutare i miei clienti a migliorare i loro profitti e accrescere il valore delle loro imprese è la mia promessa.

Credo nel valore sociale del lavoro, credo che sia capace di dare molto alle persone e alla comunità: guadagni, scopo, dignità, qualità umane.

Questo è valore.

Mi chiamo Paolo Pugni.

Compirò ad agosto 60 anni. Sono marito, padre, nonno, consulente, runner, podcaster”.

“Sono anche resiliente?

Qual è stata l’importanza della Resilienza nella tua vita lavorativa e non?

Beh vorrei innanzi tutto chiamare questa nuova qualità tanto di moda con il suo nome originario: fortezza.

Ci vuole, oggi più che mai, la tenacia per non arrendersi: di fronte alle sfide del mercato, ai continui cambiamenti, agli ostacoli della burocrazia, alle perdite, alla voglia di “buttargliela lì come fosse un gioco, questa vita che è niente ma non è poco”.

È la forza di non fare il primo passo nella direzione sbagliata più ancora che quella di rialzarsi dopo la caduta.

E oggi ce ne vuole davvero tanta.

Quindi, descritta così, ha sempre fatto parte della mia vita professionale e sta nel ricominciare quando un cliente importante decide che il percorso insieme è finito.

Succede, non per ragioni traumatiche, ma per normale esaurimento della collaborazione”.

Abbiamo realizzato per te un test sulla Resilienza!

Resilienza significa anche capacità di trasformare un problema in opportunità: condividi questa visione? In che modo sei riuscito a metterla in pratica?

” Per un piccolo gruppo, come il nostro, seguire clienti importanti spesso vuol dire dedicare tutte le energie nel progetto.

Questo vuol dire che c’è meno tempo per cercare clienti nuovi, importanti.

Non è facile trovare l’equilibrio tra la “produzione” e la “promozione”.

Così quando finisce un progetto plurieannale, di quelli che rappresentano magari il 40-50% del tuo budget annuale, beh ci vuole molta fortezza per ripartire sempre con entusiasmo.


In una di quelle occasioni mi si è proposta l’opportunità di partecipare ad un progetto per gestire a livello internazionale la presenza social di un gruppo industriale italiano.

Come perdere l’occasione?

Certo, bisognava reinventare il lavoro del team, apprendere nuove competenze, modificare il flusso di lavoro.

Una sfida.

Un problema se lo vedi da un’altra angolatura.

Specie quando, dopo due mesi dall’avvio del progetto come team operativo alle dipendenze di un capo-progetto, per l’improvvisa rinuncia di quest’ultimo, ci è stato chiesto di prendere in mano il volante.

Abbiamo imparato molto.

Questo credo sia lo spunto: trovare sempre il modo di imparare.

Come durante questa emergenza: buona parte del nostro lavoro si svolge insieme al cliente, o in sala riunioni o in classi di formazione.

Il distanziamento sociale lo impedisce.

Abbiamo quindi riconvertito in riunioni a distanza parte del lavoro e altro è diventato produzione di video e audio corsi, creazione di gruppi di discussione, scrittura di testi e questionari per poter aiutare il cliente a raggiungere gli stessi obiettivi con strumenti diversi.


Abbiamo tirato fuori dal cappello nuove soluzioni per aiutare i clienti a produrre contenuti interni e di marketing attraverso gli strumenti che abbiamo imparato ad usare per noi:

dirette, webinar, corsi audio e video.

Quindi non solo abbiamo appreso per modificare il nostro tipo di servizio, ma queste nuove competenze sono diventate anche un nuovo “prodotto” da proporre al mercato.


E credo che proseguiremo su questa strada, prodottizzando i servizi, trasformandoli -se posso usare questo esempio- in smartbox e studiando sempre nuovi modi con i quali aiutare i clienti a dare valore a i loro clienti”.

Paolo Pugni

#Resilienza #collaborazione #imprenditori #territorio #etica

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