Resilienza Territoriale

“Da una grande perdita ha avuto origine il mio processo di Resilienza” – Intervista a Stefano Cianciotta

Stefano Cianciotta insegna Crisis Management alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Teramo, al Centro di Formazione e all’Istituto di Alti Studi Strategici del Ministero della Difesa.

Con lui abbiamo parlato di Resilienza, mondo dell’imprenditoria e prospettive future.

In questo periodo di forte difficoltà e incertezza legata al Coronavirus gli imprenditori sono tormentati da mille domande: quando finirà tutto, la mia azienda sarà ancora in piedi? Troverò ancora i miei clienti? Quali suggerimenti dare agli imprenditori che vogliono a ripartire rapidamente una volta che la crisi sarà finita?

“La crisi ci ha offerto nuove sfide che devono essere affrontate con diversi paradigmi, come accade in tutti i momenti di grande cambiamento che caratterizzano la nostra vita.

Il virus, infatti, ha accelerato la consapevolezza delle organizzazioni verso tre grandi trasformazioni: quella digitale, quella demografica e quella climatica.

In poche settimane anche in Italia i concetti di tempo e spazio del lavoro sono radicalmente mutati e si sono modellati per venire incontro alle esigenze delle persone.


L’emergenza sanitaria ci ha ricordato la complessità del lavoro di oggi e che siamo tutti interdipendenti dentro le catene globali del valore.

Questo presuppone una grande capacità di analisi e di conoscenza del funzionamento delle fabbriche globali e delle loro supply chain.

L’innovazione resta ancora una volta il fattore più importante di cambiamento”.


Il tema della Resilienza è stato cruciale nella tua carriera. In che modo lo si può applicare al momento che stiamo vivendo?


“Appena dopo la laurea ho perso mio padre.

Se mi avessero detto proprio quella tragedia mi avrebbe attivato un processo di resilienza così intenso e che la mia vita sarebbe stata così interessante e entusiasmante davvero non ci avrei creduto. 

Eppure è accaduto, e ogni giorno cambia e si rinnova in un Paese per nulla incline ai cambiamenti.


Tutto questo per dirle che l’Italia, il nostro Paese, ce la può fare.

Io ne sono un  esempio: non mi ha aiutato nessuno, ma proprio nessuno, salvo le mie forze, il sostegno della mia famiglia e la fortuna di incontrare persone preparate che mi hanno concesso delle possibilità.

Alcuni mi hanno dato fiducia, e quella fiducia io ho provato a trasformare in occasione, anche vivendo e operando almeno agli inizi della mia carriera in una città e in una regione poco dinamiche.


Quando sento parlare di meritocrazia – avrei potuto anche io scegliere di percorrere strade più ordinarie – e di rassegnazione ripeto ai miei studenti sempre le stesse parole: ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare.

Il nostro Paese ha mille difetti ma, sarà anche perchè sono nipote di maresciallo, con genitori nati a Saluzzo e Avellino, nonni pugliesi e marchigiani, io non mi rassegno e lotto ogni giorno per modificare comportamenti e abitudini.


Voglio sperare che la mia storia non sia un’anomalia in un Paese purtroppo ripiegato su sè stesso, e mi piacerebbe di tanti Italiani come me che, grazie anche ai sacrifici e al loro impegno, sono felici di contribuire ogni giorno al successo del proprio Paese”.

Quali saranno le skill da sviluppare nel mondo post – Coronavirus? Quali i settori che potrebbero essere destinati alla crescita?


“Con questo virus l’industria ha riacquistato un peso rilevante nell’economia reale, quella fatta di manufatti concreti, di pezzi di ricambio e forniture, nella quale la prossimità delle produzioni è un valore da preservare almeno per le filiere essenziali.

Per questo dobbiamo tenerci strette produzioni strategiche come l’acciaio, l’automotive, la filiera aerospaziale e il biomedicale, interrompendo una volta per tutte quella spirale antindustriale che fa male alla nostra economia, a vantaggio di quella degli altri Paesi concorrenti.
Sicuramente la globalizzazione dopo questa crisi sanitaria-economica non sarà più la stessa, ed è paradossale che un Paese come l’Italia debba attendere le tragedie per discutere di sviluppo e di cambiamento del lavoro.

Era accaduto dopo il crollo del Ponte Morandi, quando il tema delle infrastrutture era tornato prepotentemente nell’agenda della politica; è accaduto di nuovo oggi, perché è solo con la crisi del coronavirus che abbiamo cominciato a discutere del fatto che il mondo del lavoro è cambiato e che la logica del capo del personale che controlla i suoi dipendenti non ha più alcuna valenza, nonostante avessimo superato la logica fordista del lavoro da molti decenni.”

Puoi parlarci brevemente dei progetti che stai portando avanti in questo periodo?


“Lavoro in modalità da remoto da molti anni, e sono spesso in giro per conferenze, riunioni e incontri di lavoro.

Da questo punto di vista il vero cambiamento che mi ha imposto la quarantena risiede nell’essere più stanziale, ma il regalo più bello è potermi godere la famiglia, la cui serenità in questo momento è il progetto al quale tengo di più”.

#Resilienza #collaborazione #imprenditori #territorio #etica 
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Stefano Cianciotta
Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Infrastrutture di Confassociazioni, è docente a contratto dal 2012 di Crisis Communication all’Università di Teramo e dal 2017 è titolare di un laboratorio didattico sul tema all’Università di Verona.
Dal dicembre 2019 è componente del Tavolo Tecnico per il rilancio dell’Edilizia istituito dal ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. Dal 2015 al 2017 è stato Direttore Scientifico del Master in Comunicazione Pubblica e Istituzionale alla Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica, e nel 2015 è stato chiamato dalla CEI per stilare il Manifesto sulla rigenerazione urbana dopo l’Enciclica di Papa Francesco.
Consulente aziendale strategico, ha lavorato tra l’altro con il Ministero della Difesa, con le multinazionali Bosch, Trw, Seneca Spa, Aaral Bank, Polynt, con le associazioni di categoria Ance, Anceferr, Confesercenti, Confcooperative, con Terna, Regione Lombardia, Regione Lazio, Regione Umbria, Regione Abruzzo e Publitalia ’80. Ha scritto oltre 300 approfondimenti sulle riviste economiche sui temi delle infrastrutture e dei lavori pubblici, ed è frequente ospite sui temi economici di Rai, TgCOM24 e Skytg24. E’ editorialista del Foglio, de Il Messaggero e del blog Formiche. Nel settembre del 2018 è stato il primo civile italiano a parlare per conto dello Stato Maggiore della Difesa alla Conferenza annuale della Nato sul futuro del Mediterraneo. L’ultimo saggio che ha pubblicato si intitola I no che fanno la decrescita.

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