Resilienza Territoriale

Ivano Zoppi: “Come aiutare i ragazzi a sconfiggere il bullismo?”

Ivano Zoppi

Ciao Ivano. Per prima cosa presentati ai nostri lettori: chi sei e di cosa ti occupi?


“Mi chiamo Ivano e di mestiere faccio l’educatore e il formatore.

Nel 2004 insieme ad un altro socio ho deciso di dar vita ad una onlus, chiamata ‘Pepita’, che nel 2007 è poi diventata una cooperativa sociale.

Entrambi abbiamo trascorso la nostra giovinezza negli oratori, ambienti sani ed accoglienti grazie ai quali siamo maturati.

Così, una volta diventati grandi, abbiamo deciso di restituire qualcosa a quel mondo, valorizzando l’attività preziosissima degli oratori attraverso progetti formativi ed educativi per offrire un supporto concreto ai ragazzi che faticano a trovare il loro percorso o vengono da esperienze difficili.

La nostra esperienza si è consolidata in particolar modo attorno ad alcuni temi educativi particolarmente delicati, come quello del bullismo o del cyber bullismo, per i quali abbiamo avviato delle iniziative specifiche.

Crediamo moltissimo nell’importanza dell’educazione culturale di base come strumento per riconoscere le proprie emozioni e imparare a gestirle.

Dove viene a mancare l’educazione e il rispetto di sé e degli altri, spesso si verificano episodi di bullismo. Abbiamo affrontato problematiche legate ai vari tipi di bullismo, incluso quello sessuale, collaborando con enti pubblici a livello nazionale e regionale e prendendo parte anche a progetti all’estero finanziati dall’Unione Europea.

In seguito è nata la Fondazione Carolina, prima vittima riconosciuta di cyber bullismo in Italia, che è la piattaforma attraverso cui realizziamo le nostre iniziative”.


Quali sono le difficoltà maggiori che un educatore incontra nel suo rapporto con i giovani?


“E’ un lavoro che richiede un aggiornamento costante.

Bisogna essere sempre sul pezzo, pronti a intercettare e riconoscere i linguaggi dei giovani, che si evolvono in maniera rapidissima.

Il nostro obiettivo è quello di diventare dei punti di riferimento, delle figure con cui i giovani possono aprirsi e confidarsi, vincendo la loro iniziale diffidenza:

spesso non è facile, sopratutto quando si ha a che fare con i ragazzi più fragili.

Alla base deve esserci un patto educativo forte che dia la possibilità ai ragazzi di costruire una propria identità”.


Qual è stata l’importanza della Resilienza nella tua vita lavorativa e non solo?


“La Resilienza è un concetto che ricorre spesso in campo formativo, specialmente quando si parla di giovanissimi.

Alcuni dei ragazzi che ci troviamo ad affiancare hanno alle loro spalle dei traumi molto importanti che richiedono senza dubbio un approccio resiliente.

La tendenza, oggi giorno, è quella di affidarsi alla Rete, che è uno strumento utilissimo, in alcuni casi, mentre in altri può rivelarsi deleterio.

Il rischio è quello di fermarsi alla prima nozione che arriva da Google, senza andare in profondità, alle radici del problema.

Per questo motivo promuoviamo una cultura della Resilienza attraverso l’affiancamento e l’accompagnamento dei giovani nella loro ricerca di una identità”.

Abbiamo realizzato per te un test sulla Resilienza!

Puoi farci qualche esempio pratico?


“In passato mi sono ritrovato a lavorare con i ragazzi delle Maras, piccole bande criminali della Lombardia.

Ricordo benissimo un ragazzo che era stato messo in comunità e con il quale abbiamo intrapreso un percorso non è certo facile per aiutarlo a voltare pagina e costruirsi da capo una nuova esistenza.

Alla fine però il ragazzo ha trovato il coraggio di fare una scelta dolorosa, quella di uscire dalle bande criminali a cui era stato affiliato, mettendo a rischio la sua stessa vita.

Dovete sapere, infatti, che una volta entrati nelle Maras, non è più possibile uscire, se non correndo seri rischi per la propria incolumità.

In questo senso la Resilienza ha giocato un ruolo davvero importante”.


Progetti per il futuro?


“In questi giorni si parla della possibilità di rendere operativo uno psicologo all’interno delle scuole italiane.

Noi crediamo che possa essere un buon punto di partenza.

La possibilità di confrontarsi deve essere data non solo ai ragazzi ma anche a docenti e personale Ata.

Per questo stiamo lanciando la campagna #parlachetipassa, convinti dell’importanza dell’ascolto come metodo educativo e per il superamento delle criticità”.

Ivano Zoppi

#Resilienza #collaborazione #imprenditori #territorio #etica

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