Resilienza Territoriale

“Non dobbiamo subire il cambiamento, ma essere parte di esso” – Aziende, Coronavirus e nuove tecnologie viste da Marco Laurenti

Formazione ed implementazione di sistemi smart.

Sono queste, secondo Marco Laurenti, le due strade che le aziende dovranno seguire per uscire dalla crisi del post-Coronavirus.

A soli 23 anni Laurenti è chief operating officer di Cryptorivista, un media interamente dedicato al mondo delle criptovalute e della blockchain. In passato si è occupato di diritto dei consumatori per l’Adoc.

Laurenti è convinto che, in un momento come quello che stiamo vivendo, imprenditori e professionisti debbano aprire i loro schemi di lavoro, facendo proprio il concetto di Resilienza.

Ciao Marco. Anzitutto, raccontaci chi sei e di cosa ti occupi.

“Sono Marco Laurenti classe 1997, studio Legge e da poco più di un anno e mezzo insieme ad altri due ragazzi sto portando avanti Cryptorivista, un canale di informazione in ambito cripto-blockchain.

Sono entrato come content maker in quanto avevo già da qualche mese avviato una piccola redazione di studenti denominata Redazione Idee, dove chiunque potesse parlare delle proprie passioni in maniera libera.

L’obiettivo con redazione Idee era quello di dare voce a chi ne ha poca, i ragazzi, trattati come fossero dei reietti.

Io all’interno della Redazione, cresciuta rapidamente, mi occupavo di come la tecnologia plasmasse la normativa e viceversa.

Un giorno poi un mio ex compagno di classe, vedendomi attivo sul versante content, mi ha proposto di collaborare con lui nel lancio della realtà di Cryptorivista.

In quel momento lui, aveva già fatto un ottimo lavoro, ma da lì a qualche mese siamo arrivati a numeri davvero imponenti ma non solo. Infatti da lì a 2 mesi siamo riusciti ad organizzare 4 eventi molto importanti.

Due in collaborazione con il più grande exchange al mondo Binance, tenuti rispettivamente a Bologna e a Pescara e due eventi di alta formazione presso sedi universitarie:

Il primo all’Università Commerciale Luigi Bocconi e l’altro all’Università degli Studi di Perugia.

Pertanto con il corso del tempo da content maker ho raggiunto la posizione di CIO e poi di COO. Da poco sono stato nominato Delegato per la Regione Abruzzo di Italia4Blockchain che è una delle associazioni del settore più importanti del settore con la mission di informare e formare professionisti, aziende e semplici curiosi su quelle che sono le conoscenze del mondo cripto-blockchain”.



Quello che stiamo vivendo è un periodo di grande difficoltà e di grandi cambiamenti: come sarà il mondo post – Coronavirus anche dal punto di vista delle nuove tecnologie, dell’imprenditoria e della rivoluzione digitale?


“È una domanda lecita nel momento in cui si considera anche la fotografia delle aziende prima dello sviluppo della pandemia del Covid-19.

Le aziende erano scettiche nelle implementazioni tecnologiche. Questo perché la spesa non prevedeva un ritorno economico immediato.

Pertanto molte delle soluzioni non venivano neanche lontanamente ponderate, figuriamoci implementate.


Dal 3 Marzo ad oggi chi non ha investito in passato in maniera studiata, si è trovato ad implementare modus operandi completamente estranei all’attività consuetudinaria dell’azienda.

I dipendenti non hanno potuto frequentare corsi di formazione adeguati, ritrovandosi catapultati in ecosistemi completamente differenti.


I processi produttivi sono stati cambiati radicalmente, in maniera brusca, senza poter riflettere sul come fosse più adeguato utilizzare quelle soluzioni.

Possiamo quindi immaginare che l’impatto sia economico che sociale non è e non sarà da sottovalutare.


Le società che hanno in passato adottato degli strumenti innovativi sono logicamente avvantaggiate, in quanto il loro processo produttivo non è stato variato in maniera repentina.

Lo scenario successivo a questa pandemia è presto detto.

Ci sono 3 tipologie di attività produttive da considerare.

Chi aveva iniziato un percorso di innovazione, chi avrebbe potuto farlo ma non lo ha fatto e chi non avrebbe potuto farlo a prescindere, causa l’oggetto della propria impresa.


Facilmente si può immaginare quali di queste ne uscirà meno martoriata.

Purtroppo però molte aziende italiane sono ricomprese nelle ultime due categorie.

Penso pertanto che qualcosa di buono questo Covid-19 lo abbia fatto: eliminare il velo di Maya di fronte agli occhi di molti imprenditori.


Sono anni che si utilizzano tecnologie vetuste e ci si chiede, come mai le attività produttive italiane, così come tutto il tessuto economico, sia meno efficace di quello di alcuni paesi nordici come Estonia, Liechtenstein e Lettonia.

La risposta è semplice, siamo tecnologicamente semi-analfabeti.

Usiamo i social, ma non sappiamo che in mano abbiamo un’arma ma non sappiamo utilizzarla, e ancora peggio non sappiamo neanche cosa sia.

Da qui in avanti credo che le aziende, anche se fortemente provate, invertiranno la loro rotta investendo in formazione ed implementazione di sistemi smart.

La rivoluzione tecnologica era in atto da molto tempo un buon imprenditore se ne sarebbe dovuto accorgere.

Sono state rilasciate diverse tipologie di internet, ultimo ma non per importanza è quello decentralizzato.

Una svolta, sicuramente, ma attualmente implementarlo salvo rari casi, è uguale a costruire un condominio dal quarto piano.

L’Italia post Covid-19 sarà più accorta e guarderà in tutt’altro modo il digitale, nessuno può più permetterselo”.


Una qualità che gli imprenditori devono essere in grado di fare propria in questo momento è la Resilienza; essa ha avuto un ruolo importante nella tua vita e come credi che vada applicata?


“Assolutamente sì, ognuno di noi deve avere la possibilità di fare, di sbagliare ma soprattutto di valutare quelli che sono stati gli errori imparando a ripartire.

L’imprenditore, ma aggiungerei qualsiasi professionista oggi ha la necessità di adattare la propria attività lavorativa alla società che lo circonda tenendo presente che le professioni così come le abbiamo sempre viste sono destinate a scomparire.

Alcune lo hanno già fatto.

Gli avvocati, i notai, gli informatici e i designer, devono aprire i loro schemi di lavoro.

Si pensi al legal-tech o al legal-design.

Ad onor del vero oggi un professionista deve avere conoscenze trasversali al contrario potrebbe avere numerosi difficoltà.

La cosa fondamentale è quella di non subire il cambiamento o l’errore, ma di essere parte di questi. Solo così sarà possibile fare la differenza sul breve, sul medio e sul lungo periodo”.



Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi progetti nel mondo della blockchain o in altri settori che stai portando avanti in questo momento?


“Non sono mai riuscito star fermo.

Da quando ho concluso il mio percorso di studi obbligatorio ho intrapreso tante strade differenti.

Ho sempre cercato di fare lo spazzaneve della mia vita.

Vengo da una famiglia di liberi professionisti, che si sono fatti da soli, ed io volevo fare lo stesso ma puntando più in alto.

Proprio per questo oltre a Redazione Idee, a Cryptorivista che attualmente è il mio business principale sto lavorando a diverse collaborazioni a livello nazionale ed internazionale al fine di mettere a disposizione le mie conoscenze le mie esperienze al servizio di tutti.

Non solo giovani, ma anche altri professionisti che si sentono in balìa delle onde.

Capitale Umano Italiano è una di queste.

Questa realtà che si sta definendo pian piano raccoglie tutti i giovani talenti italiani nelle discipline più disparate.

La mission, nata nella mente di Riccardo Camarda, è quella di mettere insieme tutte queste menti e farne un motore per tutti coloro che si trovano in difficoltà ma non solo.

Con Cryptorivista abbiamo da poco dato vita ad un gioco simpatico per far capire a chi non ha conoscenze in ambito cripto, il funzionamento delle criptovalute e di come gestirle, totalmente a costo zero.

Crediamo molto nella formazione e pensiamo che sia il primo passo per il rilancio di questo settore, ancora troppo erroneamente correlato al deepweb e a tutto il lato oscuro dell’internet.

Questo settore oltre al valore venale delle criptovalute porta con sé alcune tecnologie che a mio avviso sono ancora più importanti.

La Blockchain, motore pulsante di questo settore ha infinite possibilità di sviluppo, dalla votazione alla tracciabilità di alcuni prodotti passando anche per la gestione di grandi quantitativi di dati.

Anche qui la rivoluzione è in atto bisogna solo capire da che parte ci si vuole schierare”.

Marco Laurenti

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