Resilienza Territoriale

“Posso uscire per andare a lavorare?” – Ecco le risposte ai dubbi di imprenditori e lavoratori

Posso uscire per andare a lavorare ?

Breve guida per verificare se la propria attività deve essere sospesa a causa dell’emergenza sanitaria conseguente alla diffusione del COVID-19

A cura di Avv. Pietro Maria di Giovanni – Dott. Gabriele Righetti)

Posso uscire per andare a lavorare é l’interrogativo più ricorrente da quando, alle undici di sera di sabato 21 marzo, il Presidente del Consiglio Conte ha annunciato in TV il lockdown delle attività economiche in tutto il paese a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del COVID-19.

Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.) con il quale si dava attuazione alla annunciata misura é stato pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, edizione straordinaria n. 76 del 22 marzo 2020.

Sempre nella giornata di domenica 22 marzo, a firma congiunta del Ministro dell’Interno e del Ministro della Salute era stata emanata una ordinanza con la quale veniva disposto l’obbligo di permanenza dei cittadini nei luoghi ove gli stessi siano dimoranti alla data di emanazione di tale provvedimento, salvo spostamenti autorizzati solo per comprovate esigenze di lavoro, di urgenza o per motivi di salute.

Provvedimenti che, in parte erano stati anticipati anche, a valere solo per il relativo territorio, dai presidenti delle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte.

Le disposizioni previste dal D.P.C.M. del 22 marzo 2020 saranno vigore dal 23 marzo al 3 aprile 2020 e nella loro scrittura, riprendono e richiamano, in un non sempre facile collage, tutte le precedenti disposizioni governative emanate a causa dell’emergenza sanitaria in atto.

La prima cosa da evidenziare è che tale provvedimento prevede un “periodo cuscinetto” prima di dare attuazione al lockdown: alle imprese ed ai lavoratori viene concesso di riorganizzare la propria attività, di andare in ufficio a prendere documentazione utile per lavorare in smart working o per predisporre tutte quelle attività propedeutiche alla spedizione delle merci o alla sospensione dell’attività (ad esempio messa in sicurezza dei cantieri in corso la cui attività dovrà essere sospesa) fino al 25 marzo 2020.

Infatti l’art. 1 comma 4 del provvedimento dispone che “le imprese le cui attività sono sospese per effetto del presente decreto completano le attività necessarie alla sospensione entro il 25 marzo 2020, compresa la spedizione della merce in giacenza”.

A partire dal 26 marzo, quindi, le attività dovranno essere interrotte, secondo la previsione dell’art. 1 comma 1 che dispone: “Sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’Allegato 1 e salvo quanto di seguito disposto”.

🔵 Come faccio a capire se la mia attività é sospesa ?

Il primo passo, certamente, é quello di scorrere la tabella allegata al decreto (Allegato 1) nella quale sono indicati i codici ATECO delle attività che non sono sospese, ricordando che con il precedente provvedimento dell’11 marzo 2020 era già stata autorizzato lo svolgimento delle attività del lavoro agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi, con inibizione delle attività di commercio al dettaglio tranne quelle di vendita di alimentari, edicole, farmacie e parafarmacie; erano state, altresì sospese le attività di ristorazione, tranne le mense, le attività di catering continuativo e ristorazione con consegna a domicilio, nonché le attività inerenti i servizi alla persona (fra cui parrucchieri, barbieri, estetisti).

Consulta l’Allegato 1

✅ Se la ricerca è stata positiva l’attività può proseguire.

⛔ Se il vostro codice attività non é compreso tra quelli autorizzati, prima di organizzarsi per la sospensione dell’attività vanno fatte due ulteriori verifiche:

👉🏻 se l’attività può essere organizzata in modalità a distanza o lavoro agile si può proseguire a prescindere ed in ogni caso;
👉🏻 se l’attività non può essere organizzata in modalità a distanza o lavoro agile, prima di entrare in “riposo forzoso”, si può controllare se l’attività rientra comunque tra quelle previste nei punti e), f), g), h) dell’art. 1 del D.P.C.M.

Infatti il decreto in esame consente, comunque, la prosecuzione, anche se il codice ATECO non é previsto nell’allegato 1, per quelle attività che:

👉🏻 erogano servizi di pubblica utilità, nonché servizi essenziali di cui alla legge 12/6/1990, n. 146 (non i musei e altri istituti e luoghi della cultura nonché dei servizi che riguardano l’istruzione ove non erogati a distanza o in modalità da remoto nei limiti attualmente consentiti);
👉🏻 riguardano la produzione, il trasporto, la commercializzazione e la consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici, nonché di prodotti agricoli e alimentari nonché ogni attività comunque funzionale a fronteggiare l’emergenza;
👉🏻 attengono l’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive.

Non rientrano nella disposta sospensione anche gli impianti a ciclo produttivo continuo: in tal caso occorrerà dare comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti.

Il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni (grave pregiudizio o pericolo di incidenti a seguito dell’interruzione dell’attività): fino all’adozione del provvedimento di sospensione, l’attività è legittimamente esercitata sulla base della dichiarazione resa.

Se anche dopo questa ricerca non ci si fosse riconosciuti nelle attività consentite di cui sopra, può essere verificata, come ultima possibilità, se si rientra in una “filiera produttiva”.

Infatti l’art. 1 comma 1, lettera d) dispone che “restano sempre consentite anche le attività che sono funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali di cui alla lettera e), previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, nella quale sono indicate specificamente le imprese e le amministrazioni beneficiarie dei prodotti e servizi attinenti alle attività consentite;

il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente.

Fino all’adozione dei provvedimenti di sospensione dell’attività, essa è legittimamente esercitata sulla base della comunicazione resa”.

Tale ultima verifica sembra essere la più complessa, anche perché la norma non specifica in cosa consista l’essere funzionale ad altre attività e quanto lunga e complessa possa essere la filiera.

Considerato che l’ultima parola, comunque, spetterà al Prefetto si suggerisce in caso di dubbio di fare la comunicazione specificando la filiera ed il collegamento con l’attività autorizzata: in tal caso se il Prefetto non dovesse ritenere sussistere detta connessione, potrà disporre la sospensione dell’attività ma certamente non potrà essere irrogata alcuna sanzione.

🔵 Se sono un libero professionista cosa succede alla mia attività ?

Il decreto in esame specifica che le attività professionali non sono sospese, ma potranno proseguire la loro attività nel rispetto delle disposizioni dettate dall’art. 1, punto 7 del DPCM 11 marzo 2020, che, lo ricordiamo, raccomanda il massimo utilizzo del lavoro agile o del telelavoro, per i dipendenti l’incentivazione delle ferie e dei congedi retribuiti nonchè gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva, per tutti l’adozione dei protocolli di sicurezza anti contagio (meglio specificati nel protocollo sottoscritto da sindacati e Confindustria in data 14 marzo 2020) e la sanificazione dei luoghi e degli strumenti di lavoro.

La prosecuzione delle attività dovrà, comunque, privilegiare, laddove adottabile, la forma dello smart working, e garantire il rispetto delle disposizioni condivise con sindacati e Confindustria in data 14 marzo sulla salubrità degli ambienti, il rispetto delle misure di sicurezza anti contagio e la distribuzione dei DPI ai lavoratori.

Va evidenziato, inoltre, che i professionisti, in funzione della pubblica utilità riconosciuta del servizio prestato, hanno una possibilità di esercizio più ampio e generalizzato delle citate disposizioni regionali.

🔵E allora, posso uscire di casa ?

Va ricordato che il Decreto in esame, recepisce la disposizione emanata in pari data con ordinanza a firma congiunta del Ministro della Salute e del Ministro dell’Interno con la quale é stata limitata la libertà di spostamento sul territorio nazionale.

Infatti l’art. 1 comma 1 lettera b prescrive il “divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”.

E le comprovate esigenze lavorative non possono che coincidere, necessariamente, con lo svolgimento delle uniche attività consentite nei termini che abbiamo fin qui delineato.

🔵E cosa succede se continuo a svolgere la mia attività in violazione delle vigenti disposizioni ?

Il Decreto in esame non contiene una disciplina sanzionatoria ad hoc nell’ipotesi in cui venga proseguita una attività per la quale é stata disposta la sospensione.

La violazione delle disposizioni, pertanto, dovrà ritenersi sanzionata ai sensi dell’art. 650 CP.

Allo stesso modo potranno essere sanzionati tutti coloro che violeranno le disposizioni sulla limitazione della libertà di spostamento sul territorio nazionale, con l’aggravante di aver dichiarato nella prescritta autocertificazione il falso: se, infatti, venisse autocertificata la necessità di recarsi al lavoro, ma l’attività lavorativa da svolgere non fosse tra quelle autorizzate, lo spostamento fuori del proprio domicilio non sarebbe autorizzato, con conseguente integrazione di altra ipotesi di reato ben più grave di quella prevista dall’art. 650 CP.

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👉🏻 Pietro Maria Di Giovanni – Avvocato abilitato al patrocinio avanti le Magistrature Superiori, parla correntemente inglese e francese. Esperto cassazionista, giurista d’impresa e managing partner di Di Giovanni & Partners

👉🏻 Il Dott. Gabriele Righetti, nato a Coriano (RN) nel 1963, laureato a Bologna in Economia e Commercio nell’anno 1987, Dottore Commercialista, Revisore Legale, Consulente Tecnico del Giudice, Perito del Tribunale, relatore a convegni e pubblica articoli su prestigiose riviste di settore e quotidiani economici (tra cui nelle pagine di “Norme e Tributi” de “Il Sole 24 Ore”), ha fondato nel 1990 lo Studio “Righetti &Associati”.

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