Resilienza Territoriale

Silvia Farina: “Mamma single e imprenditrice: così aiuto le famiglie a prendersi cura degli anziani”

Silvia Farina

Ciao Silvia. Anzitutto presentati ai nostri lettori: chi sei e di cosa ti occupi?


“Sono una mamma single che si occupa di tante cose diverse, ma tutte legate e ispirate in qualche modo da quella che è la mia ragione di vita: prendermi cura di mio figlio.

Un’attitudine che ha caratterizzato in un certo senso tutte le mie attività nel campo del business.

Dopo il diploma, ho lavorato per molto tempo in aziende con incarichi di coordinamento, organizzazione e vendita.

In passato ho fondato e gestito un asilo nido e un’agenzia specializzata in servizi a domicilio per persone anziane.

Non mi definisco una imprenditrice a tutto tondo, anche se possiedo alcune peculiarità tipiche di chi fa impresa.

Le precedenti esperienze mi hanno permesso di accumulare un bagaglio di competenze che mi è tornato utile nella mia attuale professione, quella di consulente del caregiver familiare”.


In cosa consiste questa figura?


“Come consulente, offro supporto e assistenza a tutti quei figli che si trovano a dover accudire genitori anziani o malati.

Una situazione molto comune nel nostro Paese, e attorno alla quale spesso c’è purtroppo tanta disinformazione o assenza di informazioni.

E’ un’attività che richiede una forte predisposizione all’ascolto.

Molti dicono che la mia forma di assistenza è quasi terapeutica, ma non sono una terapeuta.

Quel che faccio è partire dall’ascolto delle varie problematiche per elaborare un’analisi del bisogno, valutando attentamente pro e contro, e orientando i clienti verso le soluzioni presenti sul mercato che meglio si adattano al loro caso.

Oggi viviamo in un’epoca molto diversa dal passato:

nelle famiglie, sia l’uomo che la donna hanno in molti casi un lavoro e questo impedisce di avere all’interno della casa una figura sempre disponibile per assistere gli anziani.

Ciò genera in alcuni casi dei sensi di colpa nel figlio che non riesce a prendersi cura nel migliore dei modi del proprio genitore e un sentimento di rifiuto rispetto alla possibilità di ricorrere a strutture specializzate come le Rsa.

Spesso si considerano ‘degeneri’ quei figli che affidano i loro parenti alle case di riposo, ma la verità è che questo non può più essere considerato un tabù.

Gli anziani sono naturalmente i soggetti più deboli, ma spesso ci si dimentica del forte stress che grava sulle spalle dei loro figli, a causa di un conflitto interiore lacerante, e che a volte può sfociare in problemi molto seri per la stabilità mentale.

Il mio compito è quello di fungere da bussola, indirizzando le persone che si rivolgono a me nel mare magnum dei servizi per anziani e consigliandoli nel migliore dei modi, nell’interesse loro e del genitore”.

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Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa strada?


“Mi piace ricordare un’esperienza che feci nel 2000 sul Lago Maggiore e che mi ha cambiato radicalmente.

Un sacerdote mio amico mi propose di gestire, da neo mamma, una casa albergo per 28 anziani mettendomi a capo di un team di volontari provenienti da tutto il mondo.

E’ un momento che ricordo con gioia e affetto, perché mi ha dato per la prima volta la possibilità di misurarmi con il tema dell’assistenza verso il prossimo”


Qual è stata l’importanza della Resilienza nella tua vita?


“Non sapevo di essere una persona Resiliente: molte persone me lo hanno fatto notare perché in genere, di fronte agli imprevisti, ho la tendenza ad assumere un ruolo da protagonista.

Credo sia inutile piangersi addosso quando succede qualcosa di brutto.

Piuttosto occorre fare un’assunzione di responsabilità: solo così possiamo imparare a gestire le diverse situazioni, negative o positive, ed eventualmente a ripartire. Ripenso al periodo in cui inaugurai il mio asilo.

Tutto sembrava funzionare a meraviglia, poi però ci furono una serie di intoppi non dipendenti dalla mia volontà che mi gettarono almeno inizialmente… nello sconforto.

Sono stata aiutata a vedere cosa ero stata in grado di fare con successo, piuttosto che focalizzarmi su ciò che mi ha portata a decidere di cedere l’asilo:

questo atteggiamento è stato utilissimo ed è diventato la leva da usare in ogni situazione avversa.


Quali suggerimenti di senti di dare ad imprenditori e professionisti che vogliono allenare la loro Resilienza?


“Oltre all’assunzione di responsabilità di ciò che accade nella propria vita, non solo nel bene, ma anche di ciò che è negativo, di cui ho già parlato, credo che sia fondamentale un approccio positivo verso le avversità che inevitabilmente si presentano e crearsi una rete di relazioni di valore, nel lavoro come nella vita privata, sapendo chiedere aiuto se necessario.

E poi credo molto nel work life balance, ovvero nell’equilibrio tra vita e lavoro.

Pendere eccessivamente da una parte o dall’altra provoca implicazioni negative che si riverberano in tutti i settori della nostra vita e un buon equilibrio consente di attingere nell’area forte, quando l’altra è debole”.

Silvia Farina

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