Resilienza Territoriale

Sportivi e atleti contro il Coronavirus: le buone pratiche da attivare durante l’emergenza – Intervista ad Angelo Vicelli

Angelo Vicelli, esperto in psicologia dello sport, responsabile nazionale ASI Tennis, presidente del circolo tennis ‘360 Sport’ di Morciano di Romagna, socio di Ethica Center di Fano, co-autore del libro “STM – Special Training Method” (Calzetti & Mariucci), premiato dal CONI nel 2019 come miglior volume sportivo nella sezione ‘Tecnica’.

Ciao Angelo. Quelli che stiamo vivendo sono tempi che mettono a dura prova gli sportivi. Con le palestre chiuse e l’attività all’aperto fortemente ridotta, quali suggerimenti ti senti di dare agli atleti che vogliono tenere allenata la propria mente oltre che il fisico?

“Fin dall’inizio della crisi ho creato un apposito vademecum per gli atleti che seguo con una serie di indicazioni divise per macro-argomenti.

La situazione che stiamo affrontando rende a mio avviso necessaria una riformulazione degli obiettivi che ci eravamo prefissati come sportivi.

Si può sfruttare il tempo a disposizione per pianificare un nuovo programma di lavoro.

Un aspetto da non sottovalutare è quello della respirazione: conoscerla e saperla modulare è il primo passo necessario per iniziare ad ‘ascoltare’ il corpo.

Possiamo allenarci andando a intervenire su ritmo, frequenza e intensità.

Credo poi che, nel turbinio di quello che sta succedendo intorno a noi, potrebbe essere un buon momento per allenare l’intelligenza emotiva.

Quante emozioni conosco?

Sono in grado di collegarle a eventi o pensieri? In questa particolare situazione, come mi sento nello stare lontano dagli altri?

Quanto alla concentrazione, ci si può allenare a spostare e mantenere l’attenzione nei diversi focus: interno/esterno, ristretto/ampio.

Accanto all’intelligenza emotiva abbiamo poi l’intelligenza agonistica.

A tal proposito le domande da porci sono: 

Come mi rapporto con le sfide con se stesso?

Considero i particolari o sono superficiale?

Non dimentichiamo poi di tenere sotto controllo la nostra aggressività.

Riesco a gestire i confini con le altre persone?

Sono in grado di mantenere le distanze senza diventare distruttivo?

Aggressività, contatto, lentezza e frustrazione vanno allenate nella vita così come nello sport. Infine abbiamo la leadership: si può sfruttare questo momento per approfondire gli aspetti più teorici anche per quanto riguarda la comunicazione”.

Un concetto che ricorre molto spesso nel tuoi scritti e nei tuoi laboratori è quello della ‘Resilienza’. Puoi spiegarci cosa intendi per Resilienza?

“La resilienza è stato un tema centrale nel mio percorso, che ho avuto modo di approfondire anche attraverso la prima laurea in Psicologia.

D’altra parte credo che questo sia un momento fondamentale per poter vedere alcune cose sotto una luce diversa e con un atteggiamento resiliente.

La parola resilienza inizia ad essere utilizzata in metallurgia per indicare la capacità di un materiale di ritornare nel suo stato originale dopo una compressione o allungamento.

Si diffonde successivamente in altri contesti quali ad esempio la medicina, l’ingegneria e la psicologia.

In psicologia viene utilizzato molte volte questo termine per indicare quelle persone che nell’esperienza traumatica quasi riescono a non avvertire il dolore, quasi come se fossero avvolte da un’armatura.

Viene anche usato il termine: ‘rimbalzare nella difficoltà’.

Resiliente, secondo un’altra interpretazione più poetica e che io prediligo, è considerato colui che riesce a risalire sulle barca travolta dalle onde del mare.

In Giappone esiste una particolare tecnica, chiamata Kintsugi, che consiste nel recuperare vasi che si erano rotti inserendo nelle spaccature dell’oro fuso, dimostrando che non solo è possibile riprendersi da un trauma ma uscirne addirittura arricchiti.

In questo momento sentiamo la necessità di sfruttare questo momento di vuoto per farlo diventare produttivo e vantaggioso.

Come possiamo fare?

Prima di tutto occorre riconoscere il fatto che sta a noi – e a nessun altro – operare una scelta.

Sta a noi trasformare le piccole difficoltà in opportunità.

Ma lo possiamo fare solo se affrontiamo il lavoro, lo studio e la vita con un atteggiamento orientato alla ricerca di una soluzione.

Dunque ogni volta la domanda che ci deve guidare è: cosa possiamo fare per risolvere il problema?

Questo anziché cadere in atteggiamenti di scusa, rabbia, frustrazione.

La resilienza è una capacità, che come ogni capacità ha bisogno di allenamento.

Un allenamento che cambierà il nostro sistema nervoso centrale. In cinese l’ideogramma crisi è costituito da due segni: pericolo e momento cruciale.

Ecco. Io credo che la domanda che dobbiamo porci in questo momento è: come vogliamo affrontare questo momento cruciale?”.

Il circolo tennis da te presieduto, ‘360 Sport’ di Morciano di Romagna, come tanti altri centri sportivi in tutta Italia, è fermo ormai da diverse settimane a causa delle limitazioni legate al Coronavirus. Cosa state facendo sul piano concreto per mantenere alto il grado di coinvolgimento dei vostri iscritti?

“Fin da subito abbiamo cercato di rimanere distanti, ma uniti con iniziative trasversali, quali la realizzazione di un video-palleggio composto da tanti mini spezzoni che si vanno ad incastrare l’uno con l’altro.

Inoltre stiamo sentendo a piccoli gruppi o anche singolarmente gli allievi dei vari corsi, dando loro degli stimoli e obiettivi di diverso tipo: tecnico (ad esempio: quanti palleggi riesci a fare con il telaio della racchetta?), tattico (ad esempio: visionare partite e gare sportive del passato e annotare le situazioni di gioco migliori), mentale, fisico (ad esempio: gare di plank in videoconferenza o di rotolamento per i più piccoli)”.

Una volta terminate le restrizioni, gli atleti naturalmente non potranno tornare ad allenarsi fin da subito ai ritmi di prima, ma dovranno farlo in maniera graduale. Quali saranno gli accorgimenti da seguire?

“In questa situazione è fondamentale rispettare le ordinanze in vigore, ma anche rimanere in contatto con il proprio corpo, facendo attenzione agli aspetti di movimento, ma anche a quelli della nutrizione.

L’auspicio è che una ripresa vera e propria non debba avvenire perché questo vorrebbe dire che siamo riusciti a rimanere sempre in movimento.

In ogni caso, sarà importante attuare degli accorgimenti di ripresa graduale, un’eccessiva voglia di ritornare a giocare potrebbe avere anche dei risvolti negativi sul lato di infortuni se non gestita in maniera corretta.

Per questo suggerisco di affidarsi a professionisti del settore.

Queste in definitiva, sono le raccomandazioni che mi sento di dare agli sportivi nel particolare momento che stiamo vivendo.

Sono certo che torneremo ad allenarci e a praticare sport felicemente”.

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